Racconti Hard



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Rosso
01/01/2010
Adesso era solo un puntolino rosso che si allontanava dentro la mattina , sulla strada sterrata che correva fra due file di pioppi che nevicavano foglie, ma fino a mezz'ora fa era una gran bella figliola nuda e sensuale stesa sul letto del vicino motel e che lui si era goduto in ogni modo. Un bellissimo corpo e due gambe affusolate, e che dire del seno scuro e sodo, della bocca affamata e d'una gran massa di capelli ricci e corvini? Si era poi velocemente infilata stretta dentro i jeans sulle gambe perfette e se ne era andata, senza dire una parola. Strana ragazza davvero: a letto una belva, poi senza una parola,neppure ciao, via. E lui c'era rimasto come un babbeo, dopo quella giornata inaspettata d'autunno che a metà gli aveva regalato una delle migliori storie di sesso della sua vita...che non erano pochi. Ma quella Fatima, la sorella del suo operaio più bravo, era del tipo superiore. Imparagonabile. Nel capannone dove costruivano mattoni refrattari, la sua piccola parte di eredità dell'azienda di famiglia, era da un poco che la ragazza veniva, sempre con fare prudente, a portare il pranzo cucinato di fresco al fratello, e il pane appena sfornato come si usa da loro; fragrante e squisito, accompagnato con certe salsine alle melanzane o ai ceci, che Lyes gli aveva fatto assaggiare qualche volta. Ma poi andava via veloce, a capo basso, seguita dagli sguardi ammirati degli operai, che non avevano però mai detto una parola di troppo, il fratello era presente e piuttosto attaccato e - presumibilmente - geloso. Una famiglia da molto tempo in Italia, discreta e laboriosa, e piuttosto aperta alla comunità attorno, rispetto ad altre delle comunità di stranieri. Fatima feceva l'inserviente in un asilo, e anche una vita appartata, ma era sempre gentile e sorridente con tutti. E bellissima, di una bellezza che lasciava attoniti, faceva da contrasto ad ogni cosa, quando passava con il suo incedere naturalmente sensuale. La...

[racconto] Pensieri impuri
01/01/2010
Ciao a tutti, non so se qualcuno si ricorda di me... è da un po' (circa 60 anni) che non posto più su isr. Tra i post degli ultimi giorni vedo però nomi che conosco molto bene: giulia, farfallina, haimle, Xlater, Susy, Warpp, Giancarlo (di cui non riesco a raggiungere più il sito), admajora, ecc. Va beh... scusate l'incipit nostalgico, passo subito al racconto: ----------------- *Pensieri impuri* di DeSade ----------------- E' chiaro che mi fa piacere tutto quello che mi dice mio marito, soprattutto perché mi conferma la carta bianca che mi lascia in questo campo. Non me ne frega niente se lo eccita o no, io voglio solo poter fare ciò che mi fa sentire libera e desiderata, e lui lo sa. Per quanto riguarda il "far venire il mio povero cornuto", se mantengo un ritmo così con i miei amanti, lui non serve proprio, sarebbe solo un dovere coniugale, se posso togliermi il fastidio e lasciarlo in bianco, tanto meglio: sa già che sono stanca a furia di cazzi. Oggi, a parte il divertimento e le risate, per me fisicamente non è stato molto appagante, ma per Marcello sì, vista la sua faccetta da imbecillito. Invece ho fatto un vero affare a scopare il mio capo, proprio sì. Mi piace assai come scopa, il suo odore (lui sa che non deve lavarsi) e le sue mani (gliel'ho detto l'ultima volta e lui si pavoneggiava tutto). Lo so che i miei amanti sono persone che mi prendono in giro e non gliene frega niente di me, per quello c'è mio marito, ma mi piace pensare che per loro sono unica: quando il mio capo mi dice "che brava che sei" mentre gli faccio un pompino e io rispondo "mi dai l'aumento allora?", o quando Marcello confessa che non ci crede affatto alla possibilità di non vedersi per un tot... allora io mi elettrizzo e penso di essere intrigante e di servire allo sfogo di questi uomini imprigionati nei loro finti mondi. Quando oggi Marcello mi è venuto in bocca, o quando il mio capo mi chiede di fargli le seghe...

Repost Approdo a Catania
01/01/2010
Questo mi ero dimenticato di averlo scritto: Approdo a Catania Di mattina. Saranno le nove. Io sto a prua a lavare la coperta. Sul molo arriva una Rolls Royce. Scende uno alto e signorile che va a parlare col capitano. Dopo un po' sono chiamato in plancia. Con l'altro ci conosciamo. Ha preso una sbandata per me a Civitavecchia. "Suo padre è stato un ammiraglio molto noto" dice il capitano. Io lo sapevo già. Mi vado a fare la doccia. Usciamo insieme. Mi fa guidare la Rolls. Prendiamo per via Etnea e mi dice di andare fuori città. Ci fermiamo in una specie di castello. Io sono vestito da marinaio. Arriva un sarto, mi prende le misure per confezionarmi un vestito. Poi, saranno le undici, ci chiudiamo in camera e lui vuole essere inculato. Senza olio e senza sputo. Io devo appoggiarmi al muro di spalle e lui si appoggia con l'ano e sull'uccello e comincia a spingere. Quando lo sfintere cede all'improvviso, lancia un urlo disumano. Io lo tengo per i fianchi e comincio a incularlo selvaggiamente. A me non piace inculare un uomo, ma mi piacciono i soldi, e questo ne da parecchi. Il culo maschile è una chiavica. Il cazzo si sporca sempre di merda, quando entra in un culo, ma la merda maschile è più ignorante. E poi le urla femminili sono dolci e coinvolgenti. Quelle maschili sono grugniti da cinghiale. Andiamo a pranzo. Tutti i camerieri sembrano stare al nostro servizio. Ostriche e champagne. A me piacciono più i tartufi, i datteri e i cannolicchi, ma lo champagne invece non ha concorrenti. Alle tre mi accompagna in camera. Ci sono due donne. A me sembrano principesse. Invece sono mignotte. Lui se ne va e loro cominciano a farne di tutti i colori. Bocche, mani, sorche, culi. Alla fine mi portano in bagno per lavarmi, ma prima mi pisciano addosso. Io dentro la vasca sono estasiato per i loro getti caldi ed odorosi. Poi piscio anche io addosso a loro. Alle sette se ne vanno. Dopo un po' torna lui. Mi dice vestiti....

Eressos
01/01/2010
La nuotata è stata sfiancante. Raggiungere lo scoglio, come sempre, non è stato per nulla semplice. La corrente contraria l'ha obbligata a dar fondo a tutte le sue energie: quel tratto di mare è sempre così, apparentemente calmo e tranquillo, ma solo in superficie, perché sotto il pelo dell'acqua si agitano forze smisurate e sconosciute. Per arrivare dalla spiaggia a quella solitaria roccia in mezzo al mare non ci sono più di settecento metri, ma gli ultimi trecento le costano ogni volta una fatica terribile, lasciandola svuotata e senza fiato. Ma vale la pena arrivare allo scoglio, ad Eressos, a quel sasso scagliato nel mare, migliaia d'anni or sono, dai terribili capricci dell'inquieto vulcano. Perchè solo ad Eressos lei riesce a sentirsi veramente felice. La piatta e larga pietra, quasi si trattasse di un'alcova naturale, è chiusa su tre lati dalla scura roccia di lava, mentre il quarto lato, al contrario, si apre verso il mare aperto, declinando dolcemente verso l'infinito blu dell'immenso orizzonte. Attenta a non ferirsi i piedi sulle rocce taglienti, lei l'ha raggiunta e vi si è allungata sopra, per riprendere fiato e per farsi scaldare dai meravigliosi e bollenti raggi del sole di mezzogiorno. Le bastano sempre pochi minuti perché il suo corpo dimentichi la traversata fatta, ed in quella manciata di secondi il caldo l'avvolge e le asciuga la pelle, lasciandole addosso bianche tracce di sale marino, quasi fosse una spolverata di impalpabile rena. Vuole sentire il calore sul suo corpo, la pelle scottare, come così arde di desiderio la sua anima, prima di farsi possedere dal suo ineguagliabile e fantastico amante. Gli occhi fissi sul mare aperto, lei sente crescere la febbre del sesso ogni istante di più, e quei pochi momenti di attesa sono estasi allo stato puro. La pelle finalmente asciutta, un rivolo di sudore che le scende dal collo, insinuandosi malizioso tra i seni, e solleticandola in maniera deliziosa: chiude gli occhi...

Cecità
01/01/2010
Il mito greco di Edipo fa intuire come sia la cecità, ovvero l'incapacità di vedere, l'origine e la conseguenza dell'incesto. Edipo sposa Giocasta, perchè non sa che è sua madre. Quando scopre la verità si acceca per continuare a non vedere la propria colpa. In una spirale implacabile, l'incesto produce cecità, la cecità produce incesto. Nella famiglia e fuori dalla famiglia nessuno vede. La madre non vede, o non vuole vedere, l'incesto tra il padre e la figlia, il padre non vede l'incesto tra la madre e il figlio. Chiara è in attesa di imbarcarsi sul volo per l'America, grazie a una importante borsa di studio. È la realizzazione di un sogno. Il padre, Paolo, si dice contento, però da più giorni se ne sta stranamente triste. Dalla sera prima della partenza, non parla più. Mentre accompagna Chiara all'aeroporto, continua a tacere. E così, zitto, se ne sta fino all'ultima chiamata per il volo. Quando la chiamata arriva, Piero prende la mano di Chiara, il gesto è quello del saluto, l'atteggiamento è quello della supplica a restare. Piero con la mano pare incollato a Chiara, come se non riuscisse proprio a staccarsi da lei, piange silenziosamente. Intanto la madre, Francesca, leggiadra sta lì accanto, ma è come se fosse il personaggio di un'altra storia, che non c'entra nulla con quanto sta avvenendo sotto i suoi occhi. Non vede, non può vedere. Del resto come potrebbe vedere la tristezza e l'abbandono in un evento tanto bello, che, se fosse capitato a lei, chissà quanto l'avrebbe resa felice. In questo periodo, poi, per lei va tutto più che bene, ha finalmente trovato il lavoro che tanto desiderava e che la gratifica al massimo, che la fa sentire importante, bella, "realizzata" come non mai. Francesca non vede e interpreta il silenzio e il pianto di Paolo solo come segni di una semplice e normalissima commozione. Non ne può intuire il dramma. Il rapporto di coppia con il marito non ha mai raggiunto grandi e profondi livelli di intimità....

Amore incestuoso
01/01/2010
AMORE INCESTUOSO "Ti ho visto, sai! Ti ho visto l'altra sera mentre ti sditalinavi, sdraiata sul letto. Non immaginavo che avessi certi bollori. Ti passavi e ripassavi la mano sotto, in un modo tale che sembravi scatenata e quanto hai goduto, ho visto sul tuo volto tutta l'intensità dell'orgasmo che hai provato. Sei cresciuta ormai e non sei più la bambina che pensavo che tu fossi". Era la prima volta che Luigi parlava in questo modo alla sorella. Fino ad allora, pur essendoci un grande e tenerissimo affetto, fra di loro non c'era mai stato questo tipo d'intimità, non si era mai parlato di sesso. Anche se Claudia aveva ormai compiuto 14 anni, Luigi aveva continuato a pensare a lei come alla bambina vivace, che aveva tante volte coccolato e fatto divertire, prendendola sulle spalle. Del resto la casa, in cui abitavano sin dall' infanzia, non faceva altro che ricordargli la sorella bambina. Ogni volta che gli capitava di entrare nella camera da letto dei suoi e vedeva l'armadio, non poteva fare a meno di ricordare quella volta che Claudia si era nascosta nell'armadio sotto al piumone e aveva fatto disperare i genitori, che non sapevano più dove si fosse andata a cacciare. Dopo aver cercato anche per le scali del palazzo, stavano per chiamare la polizia, fortunatamente a Luigi venne in mente dove si sarebbe potuta cacciare quel demonietto. Ma adesso tutto era cambiato. L'immagine della sorella, abbandonata sul letto, completamente presa dalla voglia di godere e alla furiosa ricerca del piacere, aveva rivelato a Luigi qualcosa di cui prima solo molto vagamente aveva avuto la coscienza. "E tu non ti tocchi mai? Non ti prendi mai in mano il cazzo? Anche io ti ho visto, ti ho guardato di nascosto mentre ti toccavi e guardavi delle riviste. Lo so che sei pieno di voglia di scopare e che non sempre trovi una schifosissima troia che te la dà!!" Era vero, Luigi ricorreva spesso alla masturbazione, ma non era vero che ciò fosse dovuto al fatto...

Ma come si fa a perdere con 3 Jack?
01/01/2010
Stessa frase, diversa rielaborazione... quest'estate ci siam divertiti cosi'. Un ringraziamento di cuore a: Mr71 - coautore, dice di non saper scrivere ma si ingegna egregiamente JulietteM - protagonista, voontariamente costretta M e K - affezionati (si spera) lettori MA COME SI FA A PERDERE CON TRE JACK? La stanza e' piccola e piena di fumo, la finestra e' nascosta da una tenda pesante per frenare l'impeto del caldo estivo, l'unica luce e' quella brillante dello schermo, aperto sul videopoker. "Ma come si fa a perdere con tre Jack!" Juliette manda a quel paese le carte che sembrano deriderla attraverso lo schermo. Agita stizzita il dito medio davanti al monitor, poi allunga la mano per prendere la canna appoggiata li' a fianco e farsi un tiro. Il fumo sembra avere l'effetto di ammorbidire i contorni e cambiare le profondita' della stanza. Juliette afferra le carte e le guarda con rabbia mentre aspira ancora una boccata. "Bastardi" mormora. Il Jack di Cuori si sporge dalla sua carta e le toglie lo spinello dalle dita, si fa un tiro e poi sbotta: "Ma che cazzo vuoi da noi? sei tu che giochi di merda!" Passa lo spinello al Jack di Fiori al suo fianco, che aggiunge placido il suo commento: "Dovresti piantarla di giocare a poker, se non sai come si fa." Il Jack di Picche finisce il suo tiro e prosegue: "Anzi, so io cosa ti ci vuole: te lo troviamo noi qualcosa di meglio da fare, troia!" e le spegne la canna sul polso. Juliette spalanca gli occhi e grida per la bruciatura, lascia andare di colpo le carte e si stringe il polso per calmare il dolore. Fissa le carte che restano sul panno verde, a faccia in su': l'ultimo Jack appoggia le mani fuori del bordo e si issa fuori, subito seguito dagli altri due; le figure bidimensionali disegnate sul rettangolo di carta si rivelano tre prestanti giovanotti, sfarzosamente abbigliati dalla cintola in su, completamente nudi al di sotto; gli occhi di Juliette vengono...

[semirepost] Il dono
01/01/2010
Ho rimaneggiato un vecchio racconto, che ebbe poca fortuna, vediamo un po' se va meglio! IL DONO Luca è un bellissimo giovanotto di 22 anni. Passa almeno un'ora al giorno in palestra per avere una muscolatura tonica e prestante, inoltre frequenta spesso un centro estetico, ove si occupano di tenere in stato smagliante il suo corpo. Ma anche se tutto questo contribuisce non poco al suo fascino, è il suo meraviglioso cazzo, che lo rende ancor più irresistibile agli occhi dell'altro sesso. Non è solo un fatto di dimensioni, benché forse queste da sole già basterebbero a suggestionare molte donne, è anche un fatto di eccezionali prestazioni di cui il membro virile di Luca è capace. Inoltre v'è anche un lato estetico inspiegabile, non v'è donna che non trovi bellissimo il suo uccello e capace di reggere il confronto con le più grandi opere d'arte. Ovviamente Luca è perfettamente consapevole del dono che gli ha concesso madre natura e ne approfitta senza alcun ritegno. La sua occupazione principale è quella di scopare ogni donna che gli garba. Per meglio dire, la sua vita è totalmente gravitante intorno all'universo femminile. Rifugge gli uomini, non ha un amico e mai si è dedicato ad un altro passatempo tipicamente maschile, oltre a quello dianzi detto. La prima donna che si è scopato in vita sua è stata la madre, anche lei vittima della malia che esercita il suo cazzo. Il suo arnese era già ben sviluppato a dodici anni e la madre non tardò ad accorgersene. Prima che la madre si decidesse a godere del figlio, i suoi istinti sessuali erano ancora sopiti ed era solo un bambino, che giocava ancora con i soldatini. A quel tempo aveva parecchi amici, ragazzini della sua età, compagni di giochi e di piccole avventure alla scoperta del mondo intorno a loro. Dopo che iniziarono le attenzioni particolari della genitrice, non volle più vedere nessuno dei suoi amichetti. Cominciò da allora un rapporto...

Il lupo e l'agnello
01/01/2010
Dopo averli creati Dio disse ad Adamo ed Eva: crescete e moltiplicatevi. I due si misero d'impegno nel cercare di soddisfare questa direttiva del Signore e dopo un po' di tempo si trovarono ad avere due figli: Caino e Abele. I due però erano entrambi maschi e quindi, anche se il periodo nel quale vivevano era infestato di miracoli, perché Dio scorrazzava sulla terra molto più di quanto non faccia ora, non sembrava di facile attuazione il programma di crescita e moltiplicazione. Urgeva quindi la messa al mondo di esseri umani di genere femminile che, attraverso una pratica adesso considerata scorretta, ma allora necessaria, l'incesto, avrebbe consentito la colonizzazione della terra da parte degli umani, che era lo scopo principale, anzi unico per il quale Iddio aveva creato l'universo. La cosa, a prima vista, sembrava di facile attuazione, perché Adamo era un maschio instancabile ed Eva una femmina fertile e appassionata, ma era sorto un problema. Prima della nascita del secondo figlio si era verificato l'increscioso incidente della mela con la quale il serpente aveva cercato di allontanare Eva dalla fede in Dio per farla diventare seguace di una ignobile setta satanica. Anzi, a causa della malignità di Eva anche Adamo, che era un bamboccione disposto a credere a qualsiasi fantasia, se gli era presentata dalle parole mielate di Eva, stava per essere dirottato verso la sudditanza al maligno. Allora Iddio si era incazzato e aveva cacciato ignominiosamente i due disubbidienti dal Paradiso Terrestre. Ad Adamo ed Eva la cacciata in sé non avrebbe fatto né caldo né freddo, anzi, a dire la verità, i due si erano anche stancati del tempo sempre bello, dei cieli limpidi, delle brezze vivificanti, delle belve che andavano a mangiare dalle loro mani, dei fiumi di latte e di miele e di tutte le leccornie che spuntavano dalla terra senza bisogno di ararla e di lavorarla. Ma Iddio, malignamente, aveva aggiunto: tu, Adamo,...

[repost] La dominatrice
01/01/2010
Ciao a tutti, sebbene abbia quasi pronto un nuovo racconto, non me la sentivo di darlo in pasto al deserto agosto di un ISR che già langue. Così ho pensato di riproporre una novella di qualche anno fa. ---------------- *La dominatrice* di DeSade ---------------- Finalmente anche quel lunghissimo venerdì di quella devastante settimana stava per finire. Erano le undici e mezza di sera circa e la cena aziendale volgeva ormai al termine. Stavo tra i miei colleghi e con loro chiacchieravo e ridevo fingendo un po' di interesse per le stronzate che dicevano, quando l'unica cosa che veramente desiderassi era tornare a casa da mia moglie Laura. Sulla lunga tavolata ci si era divisi, forse senza essercene accorti, in crocchi ognuno dei quali appartenenti al medesimo ufficio. Io avevo tutt'attorno l'ufficio export, di fianco c'era l'ufficio vendite Italia, più in là il reparto programmatori ed in fondo i pezzi grossi: Noverati, Tondi, quel gran figlio di ... di Massimo Orinelli, responsabile dell'ufficio personale. Ero in azienda da quasi tre settimane e già quel bastardo aveva minacciato di farmi licenziare due volte. Per fortuna era intervenuta entrambe le volte la moglie del fondatore della ICP s.p.a.: la nordica (come era soprannominata) Jennifer Champ, dottoressa Jennifer Champ. Essendo inglese lavorava come area export manager per i paesi anglofoni ed era responsabile vendite per l'intero mercato estero, vale a dire l'ottanta per cento dell'intero fatturato aziendale. Io ero ancora in prova, una cazzata e avrebbero potuto mandarmi a quel paese senza che io potessi dire -a-. In realtà di cazzate ne avevo già fatte ma la Champ evidentemente credeva in me, visto che mi aveva difeso (o non aveva dato peso alle parole di Orinelli). Strano a dirsi, visto che quando la incrociavo nei corridoi, ed io le sorridevo mellifluo per accattivarmi le simpatie del mio superiore, lei si accorgeva appena di me, mentre...

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