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Perché noi casalinghe non dovremmo vivere il nostro essere donna.
29/09/2010Perché noi casalinghe non dovremmo vivere il nostro essere donna.
Perché dobbiamo condannarci ad una esistenza domestica fatta di quotidianeità costanti senza alcuna possibilità di reagire.
Perché dover mortificare la nostra femminilità e la forte sensualità che ancora riusciamo, e vogliamo, esprimere.
Perché subire tutte queste forme di vessazioni.
A quale scopo immolarci su un altare fatto di privazioni e di rinunce per poi nulla ricevere in cambio se non quelle soddisfazioni morali che, purtroppo, di carnale hanno ben poco!
Sarebbe il momento di dire basta!
È un po che sono assillata da questi miei pensieri. Quasi costantemente mi fermo ad analizzare i momenti, sempre più solitari, della mia giornata.
Questo mi preoccupa, mi sto convincendo che devo scuotermi cercare risposte, trovare quel qualcosa che sconfigga la monotonia della mia vita domestica, fatta di una scelta personale forse non consapevole dei possibili risvolti. Ma adesso sono giunta ad un bivio, continuare così oppure dare una sferzata che mi scuota dall attuale torpore e mi restituisca parte di quelle opportunità che, scioccamente, ho voluto ripudiare per il mio innato spirito di sacrificio.
Intendiamoci vivo bene, ho una bellissima famiglia, un marito che rispetto, devota per i grandi sacrifici fatti sino ad oggi nell offrirci l agiatezza di cui godiamo, un figlio cresciuto in un ambiente tranquillo con i naturali aspetti positivi ad esso connessi, e una rispettabilità conquistata in anni di vita sociale irreprensibile e senza nessuna defaillance.
Ma adesso cominicia a mancarmi quel qualcosa in più, che non saprei esattamente individuare ma di cui sento, estremo, il bisogno.
Ore di duro lavoro in casa, con la televisione accesa sin dal mattino, unica compagnia di giornate solitarie. La mattina musica a tutto spiano, i mitici anni 70, all ora del pranzo programmi leggeri, classiche promozioni pubblicitarie.
È così ogni giorno, governo la famiglia non facendole mancare...
UNA BUONA ALTERNATIVA
29/08/2010Ciao. Io sono Rebecca.
Fin quì è facile. Sai che non posso sentirti, ma mi farebbe lo stesso piacere che tu mi dicessi il tuo nome, così questo potrebbe dare l'illusione di essere un dialogo, e non una semplice relazione su fatti avvenuti. Guarda, ora faccio una pausa, così puoi fermarti un attimo e dirmi il tuo nome.
Ok, ottimo. Grazie, chiunque tu sia.
Ora veniamo a noi.
"Veniamo". Il solo suono della parola ormai mi riporta alla mente episodi vecchi, ma che lasciano un marchio. Sai, mi sono sempre chiesta come mai si dica "venire" per dire "avere un orgasmo".
Ma sto divagando. Lo scopo di tutto questo è mettere al corrente chiunque legga queste righe di un fatto avvenuto qualche settimana fa. Ma al fine di farti capire meglio ciò che seguirà, è forse bene scrivere una breve descrizione di me.
Il mio nome è Rebecca, e questo lo sai già.
Sicura del fatto che tu non puoi sapere come sono veramente, potrei dirti che ho i capelli biondi e gli occhi verdi. Invece no, sarò sincera. Ho i capelli neri e gli occhi castani, di taglio orientale. A mia madre sono sempre piaciuti i miei occhi. Dice che sono ciò che mi contraddistingue dalla massa. Sono alta un metro e settanta, perfettamente nella media. Porto la seconda di reggiseno. Sebbene le mie tette siano piccole, sono molto soddisfatta del mio corpo: sono snella ma non secca, muscolosa ma non eccessivamente.
Ho avuto un ragazzo, circa un anno fa. L'ho lasciato dopo un mese solo perchè pensava sempre e solo al sesso. L'ho fatto una sola volta con lui, e non mi è piaciuto. Tendeva a dominare, mentre io cerco qualcuno che sappia essere dolce, suadente e delicato.
Avanti, dillo. So che lo pensi. Pensi che io sia una sognatrice, un'ingenua. Forse lo sono, o forse sei tu che ti sei arreso. In ogni caso è normale avere questo tipo di sogni a 18 anni, no? Chiamala come vuoi, io la chiamo speranza.
Sia come sia, sto ancora cercando un ragazzo del genere, ma non vacillo. So che sarei a mio agio solo con uno come...
Tutte le strade portano a Roma
29/05/2010Zia mi era sempre piaciuta. E lei lo sapeva. Florida cinquantenne di bell aspetto, faceva di tutto per stuzzicarmi: seduta, apriva le gambe per mostrarmi gli slip; in piedi non perdeva occasione per abbassarsi e mostrarmi la scollatura. Il mio obbiettivo era farmela. Un giorno entrai in cucina e le andai alle spalle, già in erezione. Lei si voltò, non disse niente e, con un ghignetto malizioso, mi condusse in camera da letto. Ci spogliammo rapidamente: lei era davvero ben fatta e, sorpresa, aveva la fica depilata; come si stese sul letto, cercai di arrivare al punto, ma lei mi stoppò: Lì no solo con mio marito . E sempre mantenendo lo stesso sorriso, mi fece sdraiare e lo prese in bocca, dopo un veloce su e giù. Nella sua bocca diventai turgido. Era brava: lo succhiava con maestria, lentamente e dolcemente. Volevo però che godesse anche lei. L avvicinai con le gambe quasi in direzione del mio viso, le allargai le cosce e le ficcai le dita dentro, cominciando ad armeggiare. Cominciò a venire, mugolando ed io continuai così. Mi accorsi, però, che il lavoro della sua bocca perdeva colpi (evidentemente stava pensando a lei in quei momenti). Mi venne in mente un colpetto. Quando giunse al massimo del godimento, la rovesciai sulla schiena e, veloce, la penetrai. Spalancò gli occhi, come per paura, poi li richiuse, mi abbracciò e mi baciò. Cominciai a spingere piano. Ad un certo punto mi disse: Vieni vienimi dentro . Non c era bisogno che me lo dicesse. L esito era scontato, anche se non l avesse voluto, ché ormai ero partito. Le detti un bacio intenso, quasi con trasporto (ero sempre il suo nipotino prediletto). Aspettai qualche orgasmo, poi inarcai i fianchi e le esplosi dentro con gioia e con la rabbia del desiderio che mi aveva represso tutte le volte. I fiotti furono abbondanti per l adrenalina, tanto che la sua vagina ne espulse una parte che m imbrattò la base del cazzo. Lei urlò e continuò a mugolare, mentre, sfinito, mi stendevo. Poi la vidi infilarsi le dita...
Two mature sluts get filled with a warm cream pie
02/05/2010Jack si svegliò, supino, coperto da mezzo lenzuolo, sudato fradicio. Sbatté gli occhi per abituarli alla luce e si guardò intorno nella stanza. Le due vecchie troie erano scomparse. Cercò di sollevarsi, ma ricadde, indietro, esausto. Riprese fiato e, lentamente, si alzò e, mentre tutto gli vorticava intorno, guadagnò la doccia: forse si sarebbe rilassato.
Cominciò a far scendere l acqua violentemente e ripensò alla serata precedente. Aveva voluto provare l ebbrezza di u n rapporto a tre con due donne sulla sessantina, ancora ben fatte, senza immaginare che lo avrebbero spompato bene bene. Immaginava due rapide scopate e via: quanto potevano resistere le due vecchiette? Ora, sfinito e con un cazzo rosso e dolente, aveva capito di averle sottovalutate. Finiti in camera, dopo qualche prelibare veloce, si erano denudati. Nonostante l età, le due non erano tanto male. Si distesero vicino a cosce aperte e gli mostrarono due fiche depilate, come fossero due ragazzine. Si fiondò dentro la prima, Paula, mentre con le dita trastullava l altra, Jane. Ma qui venne il bello: Jane reclamò la sua parte, mentre la compagna già gemeva e si inumidiva. Jack, allora, inforcò la seconda, ma la cosa durò poco. Paula lo reclamava, indispettita, gelosa dell altra. Per farla breve, il ragazzo dovette far la spola tra entrambe, fino a non distinguere più una fica dall altra. Sborrava dentro Paula? E la stessa cosa dovette ripetere con Jane. E la cosa si ripeté con i buchi del culo: anche quelli erano sfondati. In culo a Jane, ma anche in quello di Paula, Venire in una, venire anche nell altra. Il finale fu un bel pompino e solo con quello furono d accordo. Ci sapevano fare; Paula lo slinguava dalla radice alla punta, Jane lo succhiava e viceversa, fin a quando lavorarono a squadra con le due lingue con una velocità sorprendente, fino allo spruzzo terminale che inondò i loro visi abbondantemente.
Poi Jack non capì più niente e precipitò nel sonno
Ecco che cosa era stata la sua serata di...
La matrigna
09/04/2010Paolo uscì dalla doccia con un asciugamano giallo stretto ai fianchi, quando vide Marianna, la seconda moglie di suo padre, rifarsi il trucco allo specchio. Indossava un vestitino aderente, semplice, a fiorellini, che le modellava il corpicino. Non era bellissima, però aveva tutto al posto giusto. Paolo la tampinava da un po e lei lo aveva capito.
Marianna si accorse del ragazzo, ma continuò a stendersi il rossetto sulle labbra.
Lui le si avvicinò, con un sorriso ricambiato, e le aderì al corpo. La donna non si scostò, accettò volentieri che il figlio le si strusciasse addosso. Incoraggiato, il ragazzo cominciò a carezzarle i fianchi, lentamente, fino a risalire ai piccoli seni, che erano liberi. Glieli strinse e li sentì sodi, poi cercò la sua bocca, le baciò le labbra, le dischiuse con la lingua e vi penetrò dentro, nel suo caldo e umido palato. Lei gemette, si voltò, abbracciandolo e baciandolo appassionatamente. Le mani del ragazzo frugavano il corpo di Marianna. Accarezzò i seni, cercarono sotto il vestito e trovarono gli slip. Intanto l asciugamano giallo era caduto ai suoi piedi e un cazzo indurito e fremente era lì, in attesa. La donna s inginocchiò e lo prese in bocca cominciando a spompinarlo per qualche minuto; poi lo accolse tra le tette e lo masturbò. Paolo la sollevò e la guardò negli occhi. Ti voglio disse. A nch io, ma non qui e non ora rispose lei. Invece, qui ed ora! incalzò lui. E più velocemente le sollevò l abitino. Indossava delle mutandine rosa. Ne allontanò il bordo e le mise in mostra una fichetta depilata, morbida e rosea. Gli venne voglia di leccargliela e si abbassò a farlo velocemente. Lei andò su di giri.
Paolo si rialzò, la fece appoggiare alla parete, le sollevò la gamba sinistra, tenendole scostati gli slip e la penetrò. Si sentì un dio: finalmente gliela aveva data!. La sentì caldissima, di fuoco e pompò con forza, strappando alla donna lunghi gemiti, poi rallentò il ritmo e la sentì venire più volte. Le gambe...
[Recidivo] Rapporti familiari
01/01/2010Approfitto della bonaccia estiva, per ripostare questo racconto che per
l'occasione ho un po' rimaneggiato.
Vediamo se questo è più verosimile :-)
RAPPORTI FAMILIARI
Lei era andata via un'altra volta, ed ero rimasta sola con lui. Sapevo però
che presto o tardi sarebbe sicuramente tornata. Dopo tutto lui, con la sua
pazienza e la sua capacità di comprensione, rimaneva pur sempre il suo punto
fermo, il porto dove ritornare quando aveva dato sfogo agli astratti furori
di cui di tanto in tanto diveniva preda. Una volta era un giovane amante, un'altra
volta un lavoro che la portava lontano, oppure una nobile causa politica che
la impegnava giorno e notte. Sinceramente da tempo avevo smesso di darmi una
spiegazione di queste sue periodiche fughe. Non mi importava più niente se
fosse la sua naturale irrequietezza o la paura di invecchiare o chissà cos'altro
la vera causa del suo comportamento.
A me oramai importava solo di lui, che rimaneva ad aspettarla, sempre .
Malinconico ma sicuro del fatto che alla fine lei sarebbe tornata da lui.
Non nascondo che tutto ciò mi procurava una rabbia indicibile. Vedevo
soffrire uno degli uomini migliori che avessi conosciuto per le pazzie di
una donna egoista.
Non riuscendo, quindi, più a sopportare di vederlo, triste e silenzioso,
cercare un conforto nella lettura dei suoi libri preferiti, gli proposi di
andare a cena fuori.
Giuro che fu solo per via di come mi guardava il cameriere, che mi accorsi
che non mi ero certo vestita come una ragazza che intende trascorre una
tranquilla serata con il proprio padre. Non potei allora fare a meno di
domandarmi perché mi ero vestita in modo così provocante. Evidentemente
avevo desiderato, anche se incoscientemente, di sedurre mio padre. Ma la
questione era se questo desiderio di seduzione fosse dovuto a un riflesso
condizionato, riconducibile alla mia vanità di donna, oppure a qualche
inconfessabile sentimento che provavo nei...
[REPOST] Il mio primo trans (e il mio primo racconto)
01/01/2010Mi presento, sono Paolo, 28 anni. Sono un uomo minuto, alto circa 1,60, ma
in fondo non devo essere male, perche' le mie conquiste femminilile le ho
sempre fatte. Ma questo non mi ha mai tolto il piacere di andare a puttane,
che certo non e' un piacere paragonabile a quello che puo' dare una donna
"vera", ma a volte puo' essere un piacevole diversivo.
E' notte, sono seduto alla guida della mia auto.
Mi sto dirigendo verso quel viale, si' proprio quella, dove gia' altre volte
avevo consumato rapporti con prostitute. Accostavo con la macchina,
contrattavo il prezzo, e poi saliva in macchina, raggiungevamo un posto
isolato, per un fugace rapporto orale.
Da un lato mi faceva schifo quello che facevo, insomma, pagare una donna,
non e' il massimo della soddisfazione.
Come ogni volta mi sento un po' "sbagliato", e ho paura che qualcuno mi
riconosca.
Ma che dico "come ogni volta"? No, oggi ancora di piu'!
Strano a dirsi, oggi questa vergogna mi piace, mi accorgo che si impossessa
di me sempre di piu'.
Sono quasi arrivato, e come sempre penso se dovrei rinunciare e tornare
indietro. Da un lato la vergogna, dall'altro l'eccitazione, potete
immaginare chi vincesse di solito. :-)
Ma oggi e' diverso: la vergogna mi fa montare il desiderio, mi eccita ancor
piu' dello stesso desiderio.
Sento una gran confusione nello stomaco, e penso che quello che voglio e'
essere umiliato. Mentre guido, penso a quali cose potrei fare per far
aumentare quell'umiliazione, per far qualcosa di estremamente perverso.
Potrei chiedere ad una di queste signore di leccarle lungamente i piedi.
Gia', lungamente, proprio quello che non si puo' fare in queste situazioni.
Se anche trovassi una che accettasse, tutto si risolverebbe in due leccate,
e poi mi manderebbe via per dedicarsi al prossimo cliente.
Mentre penso queste cose, ormai sono arrivato al viale, e la sfilza di
signorine era cominciata.
Procedo naturalmente con molta lentezza, in modo da poter...
A proposito di preservativi...
01/01/2010A proposito di preserrvativi...
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di farfallina
Ieri mattina, verso mezzogiorno, ho messo piede nella farmacia sotto
casa. A quell'ora, contrariamente al solito, l'esercizio commerciale
era spoglio di clienti. Mi sono avvicinato al bancone per la
distribuzione dei medicinali, dopodiché sono rimasto in attesa che una
qualsiasi delle farmaciste, indaffarate a mettere ordine nelle
cassettiere che custodiscono i medicinali, mi prestasse attenzione.
Mi sono sporto in avanti ed ho consegnato la ricetta, insieme alla
tessera sanitaria di mia madre, cui i farmaci erano destinati, a una
delle farmaciste che ha interrotto il lavoro e si è avvicinata a me.
Dopo una rapida occhiata alla prescrizione medica, la farmacista si è
rivolta a me.
- La confezione di Aciclovir EG compresse è dispensata dal Servizio
Sanitario Nazionale in modo gratuito, mentre Aciclovir DOC è una
pomata il cui costo è a totale carico del paziente. Preferisce la
confezione suggeritale dal medico oppure vuole che le consegni un
farmaco generico? Il generico costa qualche Euro in meno, ma ha il
medesimo principio attivo.
Preso alla sprovvista ho tardato a darle risposta, dopodiché le ho
detto di consegnarmi il farmaco prescritto dal medico, anche se mi
sarebbe costato qualche Euro in più rispetto al farmaco generico.
Stavo pensando al "fuoco di S. Antonio", un herpes della pelle che da
qualche giorno ha fatto la comparsa sulla schiena di mia madre,
provocandole dolore e prurito, quando nel locale ha fatto la sua
comparsa un altro cliente. Un'altra delle farmaciste si è avvicinata
al bancone e si è messa a sua disposizione.
- E' possibile avere una confezione di preservativi di misura extra
large? - ha detto l'uomo per niente imbarazzato dal tipo di richiesta.
Ho girato lo sguardo nella sua direzione sicuro di trovarmi di fronte
a un uomo di una certa stazza fisica, invece sono rimasto deluso nel
trovarmi a fianco di un tipo...
Prima della fine
01/01/2010Prima della fine
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di farfallina
Riversa sul letto, la pelle imperlata di sudore, mi ritrovo a osservare le
travi del soffitto dopo che ho fatto l'amore. Lorenzo mantiene il capo
riverso sul mio petto e sembra ascoltare il battito del cuore. Tutt'a un
tratto mi circonda il fianco con un braccio, mi fascia l'addome, e mi
tiene stretta a sé. Gli accarezzo il capo e attorciglio le dita fra i
capelli lunghi e ricci mentre mi esplora fra le cosce con la mano. Tremo
come una foglia al vento. Socchiudo gli occhi e vorrei che non smettesse
mai di toccarmi in questo modo la passera.
Ha voglia di scoparmi di nuovo, lo so, e anch'io desidero che mi
seppellisca il cazzo fra le cosce. E' questa la ragione che mi spinge a
prenderglielo nella mano, il cazzo, e masturbarlo senza fretta.
E' una notte senza fine quella che sta per cominciare. Il caldo nella
camera è soffocante. Dalla finestra spalancata non spira un alito di
vento. Domani torneremo tutt'e due alle nostre famiglie; chissà quanto
tempo dovrà passare prima che ci capiti una nuova occasione per stare
insieme.
Il silenzio è interrotto dai frequenti gemiti di piacere che escono dalla
mia bocca. Non so trattenermi dal mostrarmi eccitata anche se vorrei
apparire meno indifesa di quanto sono già.
- Se qualcuno, metti caso un medico, ti dicesse che ti rimangono soltanto
tre giorni di vita tu cosa faresti? - provo a confonderlo con questa
domanda mentre è intento a giocherellare intorno al clitoride sfiorandolo
con l'estremità di un dito.
- Tutti prima o poi dobbiamo morire, è il destino di ciascun essere umano.
L'importante è vivere in maniera intensa, con la mentalità di chi è
disposto a fare qualsiasi tipo di esperienza durante la propria esistenza
terrena.
- E tu l'hai messa a frutto la tua vita fino a ora?
- Vuoi sapere se ho vissuto la mia vita intensamente? Oppure se sono
disposto a fare qualsiasi tipo d'esperienza?
- Tutt'e due le cose.
- E io non ti...
Un'avventura dell'ispettore Coliandro
01/01/2010Non me ne voglia warp, i dialoghi li avevo già scritti con il suffisso "<"
e non tenevo venia di cambiarli.
Temo mi sia uscito un po' lunghetto, provo comunque a postarlo tutto in
unica soluzione.
UN'AVVENTURA DELL'ISPETTORE COLIANDRO
Un brusio soffocato si levò dal gruppo degli incappucciati. Al limitare
della piccola radura erano apparse tre figure. Quella di mezzo, sorretta
dalle altre due, era l'unica ad indossare la tunica bianca. Era anche
l'unica a capo scoperto, tutti gli altri avevano il cappuccio della tunica
calato fin sugli occhi.
Ad un gesto del sommo sacerdote, il brusio si placò di colpo. Le tre
figure avanzarono lentamente verso il centro dello spiazzo. Quella con la
tunica bianca era una donna. Lunghi capelli castani le ricadevano fluenti
sulle spalle. Incespicò un paio di volte prima di raggiungere il sommo
sacerdote, accanto al rudimentale altare.
Qualcuno nel gruppo intonò il primo canto, presto seguito dagli altri. Si
levò nell'aria notturna come un cupo brontolio cantilenante.
Il sommo sacerdote si avvicinò alla donna e le sollevò la tunica sulla
testa, aiutato dagli altri due. Il corpo nudo della donna apparve nella
pallida luce lunare, bianco come un fantasma.
Alcuni smisero di cantare, si udirono alcuni colpi di tosse. Tutti si
assembrarono più da presso.
Nel candido biancore del corpo, il ciuffo di peli scuri sul pube risaltava
come una mosca nel latte. Due puntini più scuri più in alto rivelavano la
posizione dei seni.
I due che la sorreggevano la adagiarono sull'altare, ritirandosi in buon
ordine. La donna non diede segni di vita. Un'improvvisa brezza di vento le
tolse i capelli che le celavano il viso scoprendo un volto di mezza età
dai lineamenti aggraziati. I peli pubici ondeggiarono lievemente tra le
gambe.
Il sommo sacerdote fu il primo.
Si arrotolò la tunica alla vita e con il membro eretto si insinuò tra le
sue cosce. Un attimo dopo la penetrò seccamente. La donna emise un lieve
gemito, poi...
Stat
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