Racconti Porno



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Caldo erotico estate
Autore: Godere - 22/04/2011
Al diciassettenne Piero, la cuginetta Laura di anni 14 stava sui coglioni per i suoi atteggiamenti di seduzione che sfoggiava in quell estate trascorsa al mare con le rispettive famiglie. Girava per la spiaggia, flirtando con tutti e mettendo in mostra i suoi germogli. Era snella, bionda, con un bel culetto, accentuato da slip a coscia larga. Amava il bikini e il pezzo di sopra in qualche modo lasciava intuire un accenno di tettine come fioritura di meline rosee. Faceva io filo anche a Piero, gli passava davanti ancheggiando, sorridendo maliziosa. Al ragazzo piaceva, ma allontanava da se ogni idea maliziosa, trattandosi, in fondo, di una ragazzina, di una donna, come avrebbero detto, in sboccio, un fiorellino puro ed incontaminato, una sorta di giglio Se ci avesse provato, giù le accuse di violenza a minore, etc. etc. In fondo lei giocava con l amore, sì proprio un gioco a quell età, i primi rudimenti di un educazione sentimentale con la scoperta dei cambiamenti del suo corpo Piero la trattava quasi con sussiego, ma quel giorno Laura aveva deciso di giocare duro. Era quasi ora di pranzo, la spiaggia si stava sfollando. Lei, dopo l ennesima nuotata, si distese, supina, sul telo a pochi metri da Piero, praticamente la testa a contatto coi suoi piedi, Si appiattì come una sogliola per asciugarsi al sole rovente; portava degli occhialini scuri. Ogni tanto si ravviava i capelli, poi cominciò a tastarsi il corpo, ancora lucido di mare; dapprima erano tocchetti distratti, come a voler respingere un refolo d aria calda o un moscerino, poi iniziò a riaggiustarsi il costume: abbassava e rialzava le spalline del reggiseno, sollevava, di poco, le coppe e lasciava intravedere un ombra di seno allo stupefatto cuginone. Finché si mise a sollevare l orlo dello scippino e a carezzarsi il pube con due dita, mostrando l oscurità della sua tana segreta. Ogni tanto si girava verso Piero per costatare se guardava. Al ragazzo cominciò, maledettamente, a rizzarsi e non poté farci...

La suocera
Autore: Godere - 14/03/2011
E un classico: quando mai suocera e nuora o suocera e genero vanno d accordo? L eccezione che conferma la regola era Liz. Lei, fin dal primo giorno, aveva preso in simpatia Mark, il marito di sua figlia Lucille. Una simpatia che andava ben oltre quella che rientrava nei canoni di un rapporto aperto e moderno, come ben avete già compreso, appassionati degustatori di racconti erotici! Liz desidera Mark, lo bramava fisicamente: in una parola, se avesse potuto, si sarebbe fatta scopare da quel ragazzone muscoloso, atletico, belloccio, un figo nel suo genere, ma non era possibile! E lei, tristemente, si struggeva. Quando lo incontrava si mostrava gentile nei suoi confronti, lo riempiva di gentilezze, gli cucinava pranzetti succulenti e cercava di non far cadere lo sguardo sul paccotto che aveva tra le gambe. Un po era anche gelosa della sua Lucille: immaginava la figlia e il genero a letto, a divertirsi, a farne di tutti i colori. Lei si manteneva, a malincuore, ai margini, ma, a volte, il semplice sfiorarsi le metteva addosso un brivido che la percorreva tutta, dalla nuca al fondo schiena, facendola fremere di piacere. Ma poi, si chiedeva, se anche avesse avuto il coraggio di farglielo capire, lui avrebbe soggiaciuto con la madre di sua moglie, per di più anzianotta, anche se aveva 48 anni? Era un sogno irrealizzabile e non valeva neppure la pena accarezzarsi, di notte, tra le lenzuola deserte, da quando aveva perso il suo Mike: sarebbe stata una sofferenza! E poi, inoltre, gli sarebbe piaciuta? Quella mattina, uscita dalla doccia, provò a far volare la fantasia e, nuda, si specchiò. Liz aveva imparato ad accettarsi, visto che non poteva avere grilli per la testa. Aveva i capelli neri, a baschetto, e anche la fica era scura e ancora folta. Il naso un po aquilino le sformava appena il viso, ma, tutto sommato, poteva arrapate qualcuno della sua età, se avesse voluto. I seni erano sodi, anche se un po cascanti, le aureole erano rosee e i vertici ancora erti. Certo i...

Il compagno di classe
23/02/2011
Era un giorno come tanti e una volta in classe durante il mio ultimo anno nella scuola superiore cominciarono a venirmi in mente strane idee su un mio compagno. mi accorsi per caso che aveva un bozzo che gli si era creato sotto i pantaloni e cominciai a fantasticare immaginandomelo nudo con il suo pisello enorme e mi venne una voglia pazzesca di prenderlo in bocca. così dopo scuola con una scusa lo incontrai. i pantaloni che aveva addosso gli mettevano ancora + in risalto il pisello duro.cominciammo a parlare del + e del - , quando ad un certo punto non ce la feci più e piano piano mi avvicinai per baciarlo. lui non si oppose e assecondò il mio bacio. eravamo il piedi e cominciai a toccarlo fino al bozzo e lui mi invitò ad andare con lui a casa sua. io non esitai e ci andai.appena arrivammo non aspettammo 1 minuto e ci dirigemmo in camera dei suoi. in fretta gli calai i pantaloni e poi cominciai a toccarglielo e leccarglielo da sopra le mutande. successivamente lo spinsi sul letto e gli tolsi le mutande e cominciai a segarglielo. lui mi prese e mi baciò poi mi tolse le mutande e cominciò con movimenti lenti a leccarmi la figa. quando ad un certo punto mi ficca il suo cazzo duro e lungo in bocca. era stupendo. lui era bellissimo e molto dotato. non potevo più aspettare lo volevo dentro. i nostri sguardi si incrociarono e lui capì che non aspettavo altro che lui. con violenza me lo mise dentro la figa bagnata e velocemente si atteggiava con i fianchi avanti e indietro provocandomi un piacere indescrivibile. mi girai di colpo e lo pregai di mettermelo nel culo e lui senza obbiettare obbedì. i movimenti erano sempre + veloci. adoravo il suo modo di penetrarmi. subito dopo volli provare delle posizioni un po' strane, io con le gambe sulla spalliera del letto e la schiena sul letto e lui in piedi mi penetrava facendo su e giù. ad un certo punto mi venne da fare pipì e mentre lui mi penetrava io gli pisciai sul pisello e in quel momento fece uscire con un getto violento il...

UN BUON...VICINATO
Autore: Ludovico8 - 19/02/2011
UN BUON VICINATO Abitavo da poco in una bifamiliare a due piani. Io al piano terra e su, una signora di circa sessanta anni, Gisella, vedova da venti. La avevo intravista qualche volta, una donna come tante. Un mattino di fine inverno, la incrociai nel cortile che avevamo in comune, aveva delle carte in mano. La salutai, mi rispose e mi chiese se capivo qualcosa di citazioni, sventolando i fogli che aveva in mano. Le risposi che se voleva potevo leggere ciò che era scritto ed eventualmente capire qualcosa. Mi rispose che andava bene e mi esortò ad andare su, a casa sua. Saliti su da lei, mi porse le carte e si tolse lo spolverino. Restai a bocca aperta quando le vidi la balconata , la terrazza Martini di Milano era un balconcino rispetto al suo davanzale . Aveva due mammelle grandi come montagne. Mi si avvicinò per indicarmi con l indice, mentre leggevo, quale era la frase che non capiva. Mi si accostò così tanto da appoggiare letteralmente le mammelle sul braccio. Pensavo che si accorgesse che mi metteva in imbarazzo, ma invece restò in quella posizione per parecchi minuti. A quel punto, presi coraggio e le dissi che mi dovevo scostare perché non riuscivo più a contenermi e che le avrei volentieri strizzato i seni. Mi guardò con una smorfietta di meraviglia ed un sorrisetto beffardo per ciò che le avevo appena detto. Improvvisamente allungò una mano posandola sulla mia toppa e mi prese il pene dicendomi che ero un bugiardo perchè avevo il cazzo che mi scoppiava nelle mutande e l affetto che mi aveva fatto non era certo quello di strizzarle le tette ma di fotterla. A quel punto non ci vidi più, ero frastornato e arrapato, la spinsi verso il divano, la feci piegare facendole appoggiare i gomiti sul bracciolo, le alzai la gonna e le abbassai i collants e le mutande. Così feci con i miei pantaloni e le mutande, poi presi la verga e la introdussi nella figa umida. Mi aggrappai ai glutei e cominciai a sbatterla con veemenza. La sentivo gemere sommessamente e dopo...

Agriturismo
Autore: Godere - 08/02/2011
Prendersi una pausa, staccare, come si dice, la spina; chiuso colo lavoro, chiudere anche casa e concedersi un week-end. Lasciare i propri uomini a trastullarsi da soli oppure con altre, ché, tanto, la fedeltà è solo u n opinione e non una certezza. Regalarsi uno stop fuori città, in campagna, o in collina, insomma fuori, dovunque, ma via dalla città e dai suoi tic e dal suo smog. Così decisero di fare Sandra e Leona, due brunette sulla trentina, non molto appariscenti, non bellissime insomma, ma passabili. Avevano trascorso al pc tutto il venerdì sera alla ricerca d una vacanza non troppo lontana da V., un posto simpatico ed abbastanza abbordabile come prezzo, giusto per trascorrerci due giorni, sabato e domenica e far ritorno di sera, più caricate e ricominciare una nuova settimana di scazzi e di lavoro. Scelsero un agriturismo su in collina, ad una settantina di chilometri di distanza, un posto accogliente, discreto, cucina casalinga, ambiente familiare, prezzi modici, come recitava la pubblicità sul Web. Il sabato mattina, di buon ora, le due amiche si misero in viaggio, allegre e rilassate. Sandra guidò piano per tutto il percorso e le ragazze si godettero il panorama. Era una splendida giornata, assolata, mite, nonostante fosse pieno inverno. Il posto, ben evidenziato dalle indicazioni, fu facile da trovare. Era costituito da un corpo centrale in pietra rossa, col tetto spiovente, formato da una piano terra e da un primo piano dov erano dislocate le camere. Sul davanti una specie di patio con tavoli apparecchiati e un tendone a cupola verde pisello. Intorno campi coltivati, pascoli. Qualche aia, un paio di stalle, una scuderia. Voci di animali, aria fresca, tranquillità: quello che cercavano. Furono accolti da una coppia, obesa, sorridente e rubiconda, con grandi sorrisi. La moglie del fattore li accompagnò fino in camera, decantando le delizie del posto. La camera era semplice, tutta in legno, pulita ed essenziale. Non mancava nulla: persino il televisore,...

Perversioni
Autore: Godere - 03/01/2011
Marina non aveva mai conosciuto suo cugino Raoul. Ne aveva sentito parlare in famiglia, soprattutto per sue mille avventure, cosiddette galanti. Un uccellino, in vena di confidenze, però, posato sulla sua spalla le aveva confidato all orecchio che fosse anche un po perverso. Quanto a perversione, Martina no n era messa meglio. Uno suo ragazzo, una volta, le aveva proposto di farsi sbattere dal suo cane, un dobberman ben dotato e lei, volentieri, s era prestata al gioco, col cane su di lei e il suo cazzo rosso dentro, mentre lui si masturbava, godendosi la scena. Per un pelo la bestia non la inondò col suo orrido coito: il ragazzo fece in tempo a liberarlo e poi, tutti e due, cane e padrone le eiacularono addosso, tanto da non riuscire a distinguere tra sperma animale ed umano. Comunque provò intense sensazioni di piacere. In un altra occasione si concedette a un nano che le fece il culo per quanto la montò, sfinendola. Era divertente vederlo infoiato tra le sue cosce, con la testa sul ventre: le sembrava un bambino e poi ebbe modo di verificare ciò che si dice intorno ai nani, cioè di essere forniti di un grosso arnese. Martina era disposta a provare tutto nel sesso, anche le cose più estreme, quindi le saltò su la curiosità di conoscere la perversione preferita del cugino. Finalmente lo conobbe: era un uomo dai capelli sale e pepe, con una barbetta a punta, dieci centimetri d altezza più di lei, fisico tonico, insomma un discreto fisicaccio. La ragazza, bionda, snella, aveva un terzo dei suoi anni, due senini a conetti con due puntine che sembravano due amarene, una fica depilata, apparentemente pura, se non fosse stata più volte sfondata. Fecero subito amicizia. Lui era arredatore d interni. Ora la ragazza doveva trovare il modo di conoscere le sue tendenze sessuali. Un giorno che erano rimasti da soli in casa, Martina si recò in bagna, lasciando la porta aperta, si denudò, si ammirò allo specchio, s infilò una vezzosa margherita fra i capelli annodati sulla...

Vecchina
Autore: Godere - 02/12/2010
La vecchina era la vedova del terzo piano che abitava di fronte al mio caseggiato. Che poi perché chiamarla così, non l ho mai saputo. Magari gli altri l avessero vista come l ho vista io e .goduta: ritornerebbero, di fretta, sui loro superficiali giudizi. Mi piaceva osservarla, d estate, mentre faceva la doccia, non chiudeva la tendina, perciò la intravedevo ben bene con delle tettone ben sode e un ficone mostruoso. Una mattina se ne accorse che la stavo sbirciando e, invece, di richiudere tutto, spalancò ancora di più la tenda da bagno, sorridendo e mostrandosi tutta intera. Volevo menarmelo ed infatti lo estrassi fuori, ma poi pensai di farglielo vedere. Lei continuò a sorridere, certo la lontananza non dava l esatta percezione della grandezza del mio fallo, però m avvidi che si passava la lingua sulle labbra. Allora parlai con lei a gesti: le dissi di aspettare, che mi sarei recato da lei. Da buon gentiluomo, si fa per dire, mi presentai con un po di fiori e lei mi accolse in una vestaglietta trasparente. Mi offrì un caffè, parlammo un poco, poi appena si voltò verso il lavello, la strinsi alle spalle e le mordicchiai la nuca. Mi trascinò a letto e vi si distese bella nuda. Già pronto, glielo infilai dentro e cominciai a spingere velocemente, però ero affascinato dalle sue tette e mi mantenevo sulle braccia per ammirargliele. Lei capì e disse: Vuoi venirmi sui seni, vero? Fallo! . Sgattaiolai fuori dalla fica, mi assestai sul suo torace e stavo per masturbarmelo, ma volle farlo lei e, quando schizzò, me lo fece ondeggiare a destra e a manca, per distribuire il mio seme sulle sue tette. Poi, mugolando, esclamò: Però adesso dentro .Mi rivoltai sulla schiena e le mi cavalcò, dopo esserlo infilato in una fregna umida da morire. Galoppava con foia, scuotendo le tette, ancora scintillanti di sperma, alcune gocce delle quali colavano sul ventre. Non ci mise molto a venire ed io con lei. Dopo ci concedemmo una bella fumata, mi parlò del suo stato di vedovanza,...

Gemellaggio
Autore: Matteocirrini - 09/11/2010
Cari lettori, Prima di cominciare la narrazione, vi invito a riflettere su qualche aspetto di questo genere di racconti. Ad esempio, perchè secondo voi i racconti incestuosi sono i più gettonati? Voglio dire, perchè invece del padre che si scopa la figlia non andrebbe bene anche uno sconosciuto qualunque? Perchè, invece che far innamorare fratello e sorella, non si semplifica causando un incontro spontaneo tra un ragazzo e una ragazza qualsiasi? Correggetemi, ma secondo me la causa è delle emozioni. Sì, esattamente. Delle emozioni. Sono le emozioni che rendono l'amore (o, in questi casi, il sesso) più bello, che lo staccano dal semplice movimento di corpi intrecciati. Grazie alle emozioni un rapporto che potrebbe benissimo essere semplice, e magari un po' noioso, si arricchisce di mille sfaccettature in cui si divide la mente dei personaggi, consentendoci, tramite l'atto sessuale, di indagare a fondo le senzazioni da loro provate. Se poi non siamo solo dei pervertiti vogliosi, magari ci piacerebbe avere (o l'abbiamo) un rapporto simile, che ci faccia immergere nelle emozioni prima ancora che nell'atto vero e proprio. Proprio quì sta il senso dei preliminari, che siano in un racconto o in un video... I preliminari, sempre secondo me, sono quella porta aperta alle emozioni che dopo vengono attenuate dalla concentrazione dell'atto in sè. Ma se questo è vero, perchè chi scrive (o filma) non si sofferma sempre sui preliminari? Perchè non indaga, e lascia indagare, quell'universo pieno di vita che è quello delle emozioni? D'altra parte, le storie più amate non sono quelle che vanno subito al dunque, ma quelle che ci girano intorno, facendotelo assaggiare, annusare, ma mai facendotici immergere prima della fine, una volta che la mente ha assorbito tutto quello che c'era da raccontare, e può andare alla conclusione. Oh, ma quì mi sto allungando troppo (e non pensate male!)... Tutto questo, oltre che per far riflettere, era...

Stran storia
Autore: Sanguerotico - 02/11/2010
Lucile e Marco si erano conosciuti a un vernissage d arte moderna: lui era un gay snello, abbronzato, muscoloso; lei era una ragazza con tutte le sue parti messe al posto giusto e che poteva definirsi attraente, Si rividero molte altre volte e nacque una simpatica amicizia. Una sera, in un galleria d arte, s erano stravaccati su uno dei tanti divanetti a disposizione degli ospiti, sorseggiando un Cuba Libre, pettegolando sui presenti. Dopo aver esaurito tutti gli argomenti relativi all arte e dintorni, andarono un po sul personale per approfondire la conoscenza. Iniziò Marco: Come sei messa con gli uomini? . Lucile si strinse nelle spalle: Al momento, sono una single libera come un uccello. Tu, invece? . E lo osservò meglio. Stava proprio bene quella sera; indossava un paio di jeans sbiaditi, una maglietta sfumata ad arte con spirali vorticanti sul nero, una fascia dello stesso colore intorno alla testa. Anche Lucile non era mica messa male: indossava un corto nero con delle bretelline sottili, scarpe d opale lucide, un rossetto scarlatto intenso sulle labbra e un fondo tinta inesistente che, in realtà, era il suo stesso incarnato roseo. Era una bella donna, appetibile, eppure tutti e due soli. Anch io sono nella tua stessa situazione rispose il ragazzo l ultima storia risale a un paio di mesi fa . Ti manca? . Un po sì, avevo una bella intesa sessuale con lui.. . Lucile sospirò, guardandosi attorno. Marco si adeguò: Siamo a terra entrambi, eh? Devo dirla tutta? Mi manca molto non fare più del sesso ed incontri mercenari non ne voglio, non m interessano . In tutta sincerità, manca pure a me e molto . Sembravano due anime in pena. Marco sembrò pensarci su un momento, poi azzardò; Senti, visto che ci conosciamo già da un po , potremmo, io e te, mettere su una qualcosina, tanto per spezzare il digiuno . La ragazza sgranò gli occhi e, a stento, si trattenne dal ridere: In che senso, scusa? . Nel senso di fare l amore . Ma . Marco la interruppe, prima che...

L'ecologista
Autore: Sanguerotico - 20/10/2010
Fausto, per conquistare Ornella, si sciroppò tutta la scalata delle iniziative della sua associazione ecologista. Insieme con lei fece passeggiate ecologiche, pulizia domenicale delle spiagge, infastidire con fischietti e trombette i cacciatori delle domenica. Che cosa non si fa per un po di pelo. Ornella lo eccitava parecchio: capelli rossi, di un rosso acero, figurina snella ma soda, un culetto niente male, un seno sempre libero nelle sue mogliettine puntualmente verdi. Arrivò finalmente il giorno dell invito a casa, rigorosamente in stile ecologico-ambientale. Piante dappertutto, una paio di gatti, qualche tartaruga in giro e olezzi vari da essenze che si preoccupò d innescare al suo ingresso in casa. Dopo uno spuntino a base di formaggio e di vino, si sdraiarono su un letto che sembrava un prato con la sua copertina a fiorellini. Subito un gatto s intromise fra loro. Fausto iniziò l approccio con un po di baci, mentre lei gli corrispondeva, senza smettere di accarezzare il suo amichetto peloso. Le mani del ragazzo s infilarono sotto la maglietta e strizzarono i seni, provocandole un gemito. Furono subito nudi e Fausto vide una bella fica pelosissima, un boschetto in pratica, da perfetta ecologista. Lei disse, dopo qualche carezza e leccatina: Ara la mia terra! . Fausto, per un istante, rimase interdetto, ma capì a che cosa alludeva. Si sbrigò ad infilare il profilattico, ma la ragazza lo fermò: Guarda che io sono sana e poi lo faccio al naturale! . Fausto la penetrò e spinse a fondo, scuotendole le tette, Lei si eccitava e continuava ad accarezzare il suo gatto. Raggiunse l orgasmo e mugolò: Inseminami . Fausto la guardò e lei, di rimando: Sì, sono la tua terra: dammi il tuo seme . Insomma una scopata all insegna dell ecologismo. A lui non restò altro che venire dentro di lei copiosamente, bagnandole quel boschetto in mezzo alle gambe, come se fosse una pioggia primaverile. Andò in bagno e si trovò ad aprire il suo armadietto. S accorse di un flaconcino,...

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